A 92 anni, muore il barone De Cartier indagato del processo Eternit

 

È venuto a mancare pochi giorni prima della sentenza, il barone Louis de Cartier de Marchienne, indagato con Stephan Schmidheiny per la “strage” Eternit.

Il 13 febbraio 2012, era stato riconosciuto insieme a Schmidheiny, responsabile del disastro doloso permanente causato dall’amianto che ha portato a migliaia di malati e morti, numero che nei prossimi anni sarà destinato ad aumentare drasticamente.

Il 3 giugno il tribunale di Torino avrebbe assolto o confermato la condanna ai 16 anni di carcere del primo grado di giudizio o magari l’avrebbe condannato ai 20 anni richiesti dalla Procura.

Con la morte del barone, viene a mancare uno dei protagonisti “cattivi” di questa vicenda che è un tassello importante della storia lavorativa e giudiziaria del nostro Paese.

De Cartier, che aveva 92 anni, fu amministratore delegato dal 1966 al 1978 della multinazionale Eternit, che in Italia aveva quattro stabilimenti, e fu poi presidente del consiglio d’amministrazione fino al 1986.

“È una notizia che ci colpisce — commenta Bruno Pesce, coordinatore dell’Afeva, l’associazione dei familiari delle vittime dell’amianto — anche perché arriva a pochi giorni dalla sentenza. Ma noi continueremo ad andare avanti. Non per accanimento, ma per dovere. Il numero delle vittime è destinato a salire ancora. Abbiamo cinquanta nuovi malati ogni anno.”

Per quel che riguarda gli indennizzi alle parti civili, continua Pesce, “i nostri legali per adesso, ritengono che resteranno validi gli obblighi della società Etex, quella direttamente riconducibile a De Cartier, anche se forse sarà necessaria una causa civile. Il nostro messaggio, comunque, è di tenere duro e di continuare su questa strada. Il problema dell’amianto è di portata mondiale. Miete più vittime degli infortuni sul lavoro, ma molti Paesi continuano a produrlo ed impiegarlo. Il processo di Torino è un tentativo del nostro Stato, del nostro sistema, di creare giustizia anche a costo di scomodare interessi enormi”. (da La Repubblica-Torino.it)