3 Giugno 2013 Sentenza ETERNIT

 

Il Tribunale di Torino ha pronunciato la sentenza per il ricorso in appello del Processo Eternit, che si è concluso il 3 giugno 2013, dopo quattro anni di udienze.Sentenza

È stata aumentata a diciotto anni la condanna in appello per Stephan Schmidheiny, l’unico imputato rimasto a rispondere del reato di disastro doloso e omissione di cautele antinfortunistiche per la strage dell’amianto.  È stato invece dichiarato estinto il reato per il barone belga Louis De Cartier De Marchenne, deceduto due settimane fa all’età di 92 anni.

L’aula gremita di pubblico e di parenti ha ascoltato la condanna pronunciata dal presidente Alberto Oggè. Le parti offese costituite come parte civile per aver contratto mesotelioma pleurici e malattie da amianto come l’asbestosi dopo aver lavorato o vissuto nei comuni di Casale Monferrato, Cavagnolo, sono oltre 2000.

La sentenza estende la responsabilità dell’imputato anche per le vittime di Bagnoli e di Rubiera, per cui invece in primo grado era stata dichiarata l’intervenuta prescrizione.

“Sono indignato”: questo è il primo commento dell’avvocato Astolfo Di Amato, difensore dell’imprenditore svizzero Stephan Schmidheiny. “Adesso – osserva – quale imprenditore straniero investirà in Italia? Schmidheiny investì molto sulla sicurezza, spese 75 miliardi dell’epoca e non ne ebbe profitto. Ora è stato condannato 18 anni. È un incentivo?”.

Nei risarcimenti alle parti civili la Corte d’Appello ha sancito un risarcimento di 30,9 milioni di euro per il comune di Casale Monferrato, il più colpito dalla strage della multinazionale dell’amianto con almeno metà delle vittime complessive. Poi,  100 mila euro per ogni sindacato ammesso come parte civile e 70 mila euro per le associazioni ambientaliste wwf e legambiente.

Per i familiari delle vittime sono stati riconosciuti 30 mila euro ciascuno.

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Per il PM Raffaele Guariniello: “sentenza importante dà prospettive anche al caso Taranto” –  “un sogno che si avvera. Siamo andati al di là di ogni aspettativa. Importante il fatto che sia riconosciuto che il disastro sia avvenuto anche a Napoli e Rubiera.”

E si aprono aspettative anche per le altre città che attendono giustizia: “La posta in palio è la tutela dell’uomo e della sua salute.Questa sentenza ci dice che non è mai azzardato sognare”.


 Afeva
(Foto: AFeVA)

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