IMIG2016: Mesotelioma e progetto di Simultaneous Care

 

Il 1° maggio ha avuto inizio la 13esima Conferenza Internazionale dell’International Mesothelioma Interest Group (iMig 2016) a Birmingham (Regno Unito). Di seguito l’abstract di Gallizzi et al. riguardante il progetto della dottoressa Degiovanni sulla simultaneous care nel mesotelioma, presentato tra le comunicazioni orali dalla dottoressa Grosso .

Simultaneous care nel mesotelioma: un team dedicato per prevenire gli accessi urgenti in ospedale.

Gallizzi G., Grosso F., Kasa A., Oneglia B., Taverna G., Pernazza F., Ballarino P., Roveta A., Todisco L., Zai S., Piccolini E., Muzio A., Numico G., D’Angelo M., Degiovanni D.

 

Il mesotelioma maligno è un tumore aggressivo caratterizzato da grandi difficoltà per quanto riguarda il trattamento, che ha solo un modesto impatto sulla sopravvivenza. Le cure palliative nel management clinico rivestono un ruolo cruciale e aiutano i pazienti e le famiglie ad affrontare i sintomi della malattia e le relative implicazioni psicologiche. Nel 2012 il Centro Controllo per le Malattie (CCM) ha supportato un progetto che tendeva a garantire le cure palliative precoci (simultaneous care) ed il supporto psicologico ai soggetti con nuova diagnosi di mesotelioma e alle loro famiglie, al fine di migliorare la qualità della cura e di ridurre accessi al pronto soccorso e ricoveri inappropriati al reparto di oncologia.
Un team integrato delle cure palliative (che include infermieri, oncologi palliativisti, psicologi, fisioterapisti e consulenti spirituali), disponibile dalle ore 8 alle ore 22, 7 giorni su 7, ha seguito ogni paziente dal momento della diagnosi lungo tutto il decorso della patologia, a casa ed in ogni altro luogo. Le visite a domicilio sono state organizzate dal team in accordo con le necessità cliniche ma anche sulla base delle richieste dei pazienti e dei familiari.
Le variabili cliniche e i sintomi più rilevanti sono stati registrati in un database dedicato. Sono stati raccolti specifici questionari riguardanti la consapevolezza della patologia e la soddisfazione sulle cure dopo l’interruzione della simultaneous care.
Da aprile 2013 a ottobre 2015 sono stati presi in carico 79 pazienti con mesotelioma pleurico maligno (MPM), 39 maschi e 40 femmine, con un età mediana di 71 anni. Il performance status era tra 60-70 in 38 pazienti, 70-80 in altri 28 soggetti e >80 in 2 pazienti.
La durata mediana della simultaneous care è stata di 8.5 mesi; al momento dell’inclusione 39 pazienti lamentavano dolore. Altri sintomi riportati includevano dispnea, astenia, tosse, edema periferico, stato di agitazione/confusione.

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Sessantatre pazienti erano perfettamente a conoscenza della loro patologia e 13 di loro erano consapevoli delle loro condizioni terminali. Settantaquattro famiglie erano completamente informate sulla malattia e 71 di loro sapevano dell’imminente esito fatale. La simultaneous care è terminata per le seguenti cause: decesso per 53 pazienti, miglioramento dei sintomi in 9 pazienti, ammissione al reparto di cure palliative per 13 pazienti. Cinque pazienti sono stati ricoverati per procedure palliative pianificate. Solo 1 paziente ha richiesto un accesso al pronto soccorso a causa della febbre e dispnea acuta da focolaio broncopneumonico.

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(Grafico rappresentante le percentuali di frequenza e intensità dei sintomi dopo un mese dall’inizio della simultaneous care: si evidenzia nelle colonne in verde la diminuzione di tutti i valori)

Il questionario ha evidenziato come il 96% dei pazienti non abbia provato dolore nelle ultime 24 ore di vita, il 94% ha ricevuto trattamento analgesico e nessuno dei pazienti è stato sottoposto a manovre di rianimazione. Il decesso nel 98% dei casi non è stato un evento inatteso. Il team delle cure palliative ha avuto un contatto con la famiglia nelle ultime 24 ore ed è stato informato circa il decesso nel 96% dei casi.

I dati sono ancora parziali; oltre ad evidenziare come la simultaneous care abbia un impatto favorevole sia sulla frequenza che sull’intensità dei sintomi, la conclusione più rilevante riguarda il fatto che la maggioranza dei pazienti (98.8%) seguiti da questo programma non ha richiesto nessun accesso al pronto soccorso o ricovero non necessario nel reparto di oncologia ed è deceduta a casa, come da preferenza dei pazienti stessi, con l’assiduo supporto del team delle cure palliative, nell’appropriato contesto del servizio di sanità pubblica. Attualmente uno studio distinto sta valutando l’approccio basato sugli oppioidi per il controllo del dolore e il team si sta concentrando sull’analisi economica di questo modello di cura per misurarne i costi reali e la sostenibilità.

IMIG 2016 Gallizzi