Caratteristiche dell’impresa che procede alla bonifica

 

Caratteristiche dell’impresa che procede alla bonifica

 

L’impresa che procede alla esecuzione dello smaltimento, della rimozione dell’amianto nonché alla bonifica delle aree interessate deve avere particolari requisiti di idoneità tecnica e di capacità finanziaria per l’iscrizione nella Sezione speciale istituita presso Albo Nazionale delle Imprese esercenti servizi di smaltimento rifiuti di cui all’art. 10 della L. 441/87. Questo è quanto previsto dall’art. 12 comma 4^ della L. 257/92.

 

L’iscrizione all’Albo è obbligatoria per consentire l’operatività dell’impresa consentendo la possibilità allo Stato di censire le aziende e verificarne la solidità tecnica.
Si differenzia all’interno della normativa l’obbligatorietà dell’iscrizione all’albo tra le aziende che effettuano bonifiche di amianto floccato o in matrice friabile, imposta dall’art.30 del D.Lgs. n.22 del 1997 (Decreto Ronchi) alle quali viene consentito attività di smaltimento dei rifiuti e di bonifica di amianto, qualificato come rifiuto pericoloso e quelle per le quali l’obbligo è sancito dalla L. 257/92 (esse effettuano rimozione di materiale in cemento-amianto tubazioni, pannelli, coperture).

• Il D.M. n.406 del 28 Aprile 1998 è il regolamento di esecuzione dell’art.30 del Decreto Ronchi.

La Deliberazione 1 Febbraio 2000 fissa i criteri per l’iscrizione all’albo nella categoria 10 – bonifica dei beni contenenti amianto; Delibera 30/3/2004 del Comitato dell’Albo Nazionale statuisce, in particolare, i requisiti di idoneità tecnica e di capacità finanziaria per l’iscrizione all’albo.

Si prevede un criterio diverso di iscrizione all’Albo nella categoria 10 – Bonifica dei beni contenenti amianto (deliberazione n. 01/CN/Albo) a seconda dell’attività svolta e del materiale affrontato dall’impresa:

CATEGORIA 10A Bonifica di materiale edile in matrice cementizia
CATEGORIA 10B Bonifica di materiali spruzzati, pannelli, isolanti, carte cartoni, guarnizioni, ecc. Il Modello per la domanda è l’allegato A della Delibera.

 

Si evidenzia, pertanto, che gli affidamenti di bonifiche di amianto fioccato o in matrice friabile potranno avvenire solo incaricando imprese iscritte all’Albo richiamato dalla L. 22/97 in Categoria 10B.

 

Le sanzioni previste per l’ azienda che non provvede alla iscrizione sono le seguenti:

• Se prevista dall’Art 12 L.257/92 comma 4^ e art 15 comma 3^ la pena amministrativa va da 5 milioni a 30 milioni di lire (ora in euro).
• Se prevista dall’Art 30 L.22/97 ora art.212 comma 5^ l. 156/06 la pena comminabile è di natura penale e prevede l’arresto da 6 mesi a due anni e l’ammenda da 2600,00 euro ( prima 5milioni di lire) a 26.000 euro (prima 50 milioni di lire) (art 256 l. 152/06).

 

Come evidenziato in precedenza in ordine alla rimozione e bonifica si segnala che i materiali contenenti amianto devono essere trasportati, come in precedenza segnalato, da soggetti iscritti all’Albo Nazionale Gestori Ambientali e smaltiti in impianti autorizzati ai sensi del D.Lgs. 36/03 e DM 27 Settembre 2010 di cui si dira’ in seguito.

In ordine alla mancata osservanza dell’obbligo di incaricare un azienda con determinate caratteristiche il cittadino potrà incorrere in una serie possibili sanzioni amministrative e penali.
Per una visione d’insieme su un argomento di notevole attualità e importanza si riporta in sintesi il quadro sanzionatorio del D.Lvo n. 152/2006 (Parte IV: gestione rifiuti), che abroga il DLG n. 22/1997, comprensivo anche delle infrazioni non riguardanti il trasporto.

 

Sanzioni per il Privato

Il privato potrebbe essere sanzionato per il seguente reato:

Abbandono di Rifiuti

La materia è disciplinata dall´art. 255 D.Lvo n. 152/2006 che sostituisce il contenuto dell’art. 50 DLG n. 22/1997.
La prima delle norme del sistema sanzionatorio riguarda tutti i cittadini. Anzi, in prima battuta, proprio i cittadini comuni. Si tratta delle sanzioni previste per chi viola i divieti di:
abbandono di rifiuti “sul” e “nel” suolo, o in acque superficiali o sotterranee (art. 192, cc. 1 e 2);
immissione nel normale ciclo di raccolta di rifiuti urbani di imballaggi terziari e secondari (art. 226, c. 2);
abbandono o deposito di beni durevoli (art. 227, c. 1);
abbandono di veicoli a motore o rimorchi (art. 231, cc. 1 e 2).

Occorre precisare che tale norma si applica solo ai cittadini comuni, poiché viene fatta salva l’applicazione dell’art. 256, c. 2, che sanziona la violazione del divieto di abbandono di rifiuti commesso da titolari di imprese e responsabili di enti relativamente ai propri rifiuti.

Quindi se il cittadino abbandona il sacchetto con i rifiuti urbani per strada, viola l’art. 255, c. 1, e subisce solo una sanzione amministrativa; se l’imprenditore lascia per strada (o altrove) i rifiuti prodotti nel corso della lavorazione, viola l’art. 256, c. 2, e commette un reato (neppure tanto lieve se i rifiuti sono pericolosi).

Il comma 3 dell’art. 255 prevede anche le sanzioni per le violazioni degli artt. 187 e 192; in particolare ci si riferisce alle ordinanze sindacali di riduzione in pristino, connesse all’obbligo di separazione dei rifiuti miscelati conseguenti al divieto di miscelazione dell’art. 187, c. 3, e all’obbligo di rimozione, avvio al recupero o smaltimento dei rifiuti abbandonati o depositati in maniera incontrollata sul o nel suolo di cui all’art. 192, c. 3.

Per la violazione del divieto di abbandono dei rifiuti, cui è equiparato il deposito abusivo e l’immissione in acque, la sanzione di tipo amministrativo consiste nel pagamento di una somma diversa a secondo che trattasi di rifiuti non pericolosi o pericolosi di 600,00 euro nel primo caso e 1200,00 euro nel secondo (art.255 L. 156/06).

La sanzione diventa penale quando siano violate le ordinanze sindacali di riduzione in pristino di cui sopra. Per tali violazioni è previsto l’arresto fino a un anno. La pena non è certo irrisoria, anche se prevede un minimo di cinque giorni di arresto, convertibili in ammenda.

Talora chi pone in essere trasporto di materiale contenente amianto autoprodotto senza munirsi di azienda autorizzata e qualificata può incorrere in tale reato, sebbene tale articolo sia previsto per le aziende che operano nella gestione dei rifiuti.

 

Attività di Gestione di Rifiuti non autorizzata

La materia è disciplinata dall’art. 256 D. Lvo n. 152/2006 che sostituisce il contenuto dell’art. 51 DLG n. 22/1997.
La norma cardine, dal punto di vista penalistico, è quella di cui all’art. 256, la cui rubrica si intitola, “Attività di gestione di rifiuti non autorizzata“. In realtà la rubrica è opportuna solo per la prima parte (Attività di gestione), perché l’articolo in esame non considera solo attività non autorizzate, ma anche tutte le altre attività sottoposte a controllo che non si siano svolte secondo i canoni prescritti dalla legge. Inoltre il trattamento sanzionatorio, è omogeneo sia per attività ordinarie (sottoposte al regime dell’autorizzazione di cui agli artt. 208 e 211) sia per altre attività, anche per quelle ricomprese nelle procedure semplificate di cui al capo V (iscrizione per autosmaltimento e operazioni di recupero – artt. da 214 a 216).

Poiché il decreto vuole disciplinare la “gestione” dei rifiuti (v. art. 183, c. 1, lettera n), colpisce con sanzione penale chi gestisce i rifiuti senza munirsi di apposito titolo.

Ciò significa che chi gestisce rifiuti deve:
• munirsi di autorizzazione (o rinnovarla, o modificarla ecc.), nei casi di cui agli artt. 208 – 211 (realizzazione e gestione di un impianto di smaltimento e/o di recupero);
• deve iscriversi all’Albo di cui all’art. 212 se vuole trasportare i rifiuti o comunque commerciare in rifiuti o svolgere qualunque intermediazione nel passaggio degli stessi;
• deve iscriversi nel registro tenuto dalle province qualora intenda compiere le operazioni di autosmaltimento (quando saranno varate le norme tecniche) o di recupero;
• deve utilizzare l’autorizzazione integrata ambientale (D.Lvo n. 59/2005, richiamato dall´art. 213) se ne è già titolare.

L’art. 256 sanziona:

• la gestione dei rifiuti senza autorizzazione (raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio e intermediazione di rifiuti). In caso di trasporto illecito di rifiuti, qualora si pervenga a condanna o a sentenza di applicazione della pena, segue obbligatoriamente la confisca del mezzo usato per il trasporto (v. art. 259, c. 2).