Deposito temporaneo

 

Deposito Temporaneo

Può avvenire che il materiale di MCA sia ubicato nel luogo di produzione in attesa di essere smaltito. Esso è chiamato Deposito Temporaneo.

Era già presente nel nostro ordinamento sotto la vigenza del D.L.vo 22/97 ed esso si colloca nella fase che precede la gestione vera e propria deve essere effettuato nel rigoroso rispetto delle condizioni previste all’art. 183 comma 1^ lettera b) D.Lvo 152/06 (Testo Unico Ambientale).

 

Requisiti

Luogo: Tra queste è richiesto che la sua realizzazione avvenga nel luogo in cui i rifiuti sono prodotti. La sentenza della Cass. III Pen. N. 28204 del 18 luglio 2011 ha precisato che il luogo rilevante ai fini della sua realizzazione “non è circoscritto al solo luogo di produzione, potendosi eventualmente estendere ad altro sito nella disponibilità dell’impresa, a tal fine è però necessario che vi sia un collegamento funzionale con quello ove la produzione avviene”. Ma come deve essere interpretato il collegamento funzionale?
Sul punto, la recente pronuncia Cass. III Pen. n. 6295 dell’8 febbraio 2013 stabilisce che il collegamento funzionale tra luogo di produzione del rifiuto e quello del deposito temporaneo deve essere interpretato in modo restrittivo, intendendosi come legame funzionale tra luogo di produzione dei rifiuti e contiguo terreno di deposito degli stessi .
Oltre alla condizione precedentemente descritta sono richieste i successivi requisiti quali:

Rifiuti prodotti in proprio:
il deposito temporaneo non può riguardare rifiuti prodotti da terzi, ma solo rifiuti propri che non devono contenere quantitativi di determinate sostanze al di sopra di un certo limite.

Limiti quantitativi e temporali:
sussistono limiti quantitativi e temporali entro i quali i rifiuti devono essere raccolti ed avviati alle operazioni di recupero o di smaltimento. In ogni caso, pur rispettando il dato quantitativo, il deposito non può avere durata superiore ad un anno (per alcune categorie di rifiuto, individuate con decreto del Ministero dell’ambiente di concerto con il Ministero per lo sviluppo economico, sono fissate specifiche modalità di gestione del deposito temporaneo). La nuova disposizione ha consentito il deposito oltre il termine di tre mesi e fino a un massimo di un anno, elevandolo a complessivi trenta metri cubi per i rifiuti non pericolosi, di cui al massimo dieci metri cubi di rifiuti pericolosi.

Rifiuti senza miscelazione:
Il deposito temporaneo deve essere effettuato per categorie omogenee di rifiuti e nel rispetto delle relative norme tecniche, nonché, per i rifiuti pericolosi, nel rispetto delle norme che disciplinano il deposito delle sostanze pericolose in essi contenute e di quelle relative all’imballaggio ed all’etichettatura dei rifiuti pericolosi .

Sanzioni:

  • Orientamenti Della Giurisprudenza
    Le sanzioni previste per questo adempimento sono ondivaghe in quanto dottrina e giurisprudenza si dividono e propongono tre orientamenti di fronte alle violazioni commesse:

a) Un primo indirizzo equipara il deposito temporaneo irregolare, in quanto non rispetta le caratteristiche precedentemente descritte allo stoccaggio non autorizzato con l’applicazione della sanzione prevista dall’art. 51, comma 1 D.Lgs. n.22/1997 (Cass. Pen sez. III 21 dicembre 2004 . n.3333)
b) Un secondo indirizzo ritiene che l’irregolarità trasformi il deposito temporaneo in un ipotesi di deposito incontrollato, fattispecie prevista e punita dall’art. 51, comma 2^ D.Lgs. 22/1997 (Cass. Pen sez. III 22 giugno 2004 . n.37879).
c) Un terzo indirizzo esclude che i superamento delle quantità e del tempo trasformi il Deposito temporaneo in un caso di stoccaggio o deposito incontrollato e tale irregolarità quindi non è sanzionabile.

  • Norma Attuale
    Il Decreto Legislativo 3 aprile 2006 n. 152, successivo nel tempo, prevede il deposito temporaneo all’art. 183 lettera m). In tale articolo sono stati meglio precisati i criteri temporali in rapporto alle quantità e ha dato una definizione più ampia dei rifiuti parlando “ di Categoria omogenee” differentemente dalla precedente in cui si parlava di “Tipi omogenei” confermando l’esenzione alla autorizzazione per il deposito temporaneo.

La novità più importante per l’argomento di cui trattasi è l’allegato C, nel quale viene incluso, tra le operazioni di recupero, il deposito temporaneo irregolare, questo provoca la conseguenza che se il predetto deposito contiene rifiuti destinati al recupero esso si trasforma in un attività di gestione rifiuti richiedendo, quindi, un’apposita autorizzazione, la cui assenza viene punita come stoccaggio non autorizzato dall’art. 256 T.U. Ambientale. Inoltre i produttori di rifiuti devono essere consapevoli che il mancato rispetto dei limiti quantitativi e/o temporali del deposito temporaneo provocherà, se accertato, l’inizio di un procedimento penale per stoccaggio non autorizzato o deposito incontrollato. Quanto riferito vale sia per i depositi temporanei precedenti che successivi all’entrata in vigore del Testo unico ambientale.

  • Art. 256. Attività Di Gestione Di Rifiuti Non Autorizzata
    1. Chiunque effettua una attività di raccolta, trasporto, recupero, smaltimento, commercio ed intermediazione di rifiuti in mancanza della prescritta autorizzazione, iscrizione o comunicazione di cui agli articoli 208, 209, 210, 211, 212, 214, 215 e 216 è punito:
    a) con la pena dell’arresto da tre mesi a un anno o con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti non pericolosi;
    b) con la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e con l’ammenda da 2.600 euro a 26.000 euro se si tratta di rifiuti pericolosi.