Indennità di Accompagnamento

 

 

Il Paziente che a causa della malattia ha problemi di deambulazione o non è più autonomo nello svolgimento delle normali attività della vita quotidiana (alimentazione, igiene personale, vestizione), ha il diritto di richiedere anche il riconoscimento dell’indennità di accompagnamento.

La giurisprudenza più recente della Corte di Cassazione (Sentenze n. 7179/2003, n. 10212/2004, n. 1268/2005) ha affermato che detta indennità può essere concessa anche ai malati in fase terminale.

 La domanda di riconoscimento dell’indennità di accompagnamento deve essere presentata direttamente all’INPS per via telematica secondo le modalità della procedura telematica unificata INPS vista prima.

Si fa presente che il certificato medico digitale deve riportare una delle seguenti indicazioni:

“la persona e impossibilitata a deambulare senza l’aiuto permanente di un accompagnatore”

oppure

“la persona non e in grado di compiere gli atti quotidiani della vita senza assistenza continua”.

L’assegno per l’accompagnamento spetta dal mese successivo alla presentazione della domanda alla ASL. All’atto del primo pagamento l’INPS verserà, in un’unica soluzione, tutte le mensilità arretrate e i relativi interessi, mentre gli assegni successivi saranno corrisposti mensilmente.

L’indennità di accompagnamento (es. relativamente all’anno 2013 essa è pari 499,27 euro mensili) è erogata per 12 mensilità.

L’importo, aggiornato annualmente dal Ministero dell’Interno, non è vincolato da limiti di reddito e non è reversibile.

L’erogazione, però, e sospesa in caso di ricovero in un istituto con pagamento della retta a carico di un ente pubblico. In caso di ricovero in una struttura a titolo gratuito è obbligatorio darne tempestiva comunicazione all’INPS.

In ogni caso, entro il 31 marzo di ogni anno, il Paziente è tenuto a dichiarare, sotto la propria responsabilità, di non essere ricoverato in un istituto a titolo gratuito. La dichiarazione dovrà essere presentata su modulo prestampato che viene inviato a casa e che dovrà essere compilato e spedito all’ente indicato (INPS, Comune o ASL di residenza). La dichiarazione di una persona temporaneamente impedita può essere resa dal coniuge o da un familiare entro il terzo grado.