Il Lavoro

 

In ambito lavorativo alcuni benefici conseguono all’accertamento di una certa percentuale di invalidità, mentre altri sono legati all’accertamento dello stato di “handicap in situazione di gravita”, ed altri ancora discendono dalla sussistenza dei requisiti previsti dalla L. 68/1999.

Per tale motivo, e per evitare di doversi sottoporre più volte alla visita medico-legale, è consigliabile presentare alla ASL la domanda sia per il riconoscimento dello stato di invalidità sia per quello di handicap cosiddetto “grave”, come previsto dalla L. 104/1992, sia per l’accertamento della disabilità ai sensi della L. 68/1999.

 

Collocamento obbligatorio

Nel caso in cui il Paziente non abbia un lavoro, l’accertamento dell’invalidità effettuato dalla Commissione Medica della ASL ai sensi della L. 68/1999 è utile ai fini di una assunzione.

Le imprese e gli enti pubblici, infatti, hanno l’obbligo di assumere gli individui che hanno un’invalidità dal 46% al 100% e che sono iscritti nelle liste speciali del collocamento obbligatorio, in numero proporzionale alle dimensioni della singola impresa o ente.

Secondo l’art. 3 L. 68/1999, tali percentuali, che costituiscono le cosiddette quote di riserva, sono fissate nelle seguenti misure:

  • datori di lavoro con più di 50 dipendenti: 7% dei dipendenti
  • datori di lavoro con 36-50 dipendenti: 2 invalidi
  • datori di lavoro con 15-35 dipendenti: 1 invalido
  • datori di lavoro con meno di 15 dipendenti: non è previsto alcun obbligo

 

Scelta della sede di lavoro e trasferimento

Con un’invalidità superiore al 67%, (nel caso di assunzione per concorso in un ente pubblico) il Paziente ha il diritto alla priorità nella scelta della sede più vicina al proprio domicilio tra quelle disponibili e alla precedenza nella scelta della sede nel caso di richiesta di trasferimento.

Se invece al Paziente è stato riconosciuto lo stato di handicap in situazione di gravità, anche se non è un dipendente pubblico, ha il diritto ad ottenere, se possibile, il trasferimento alla sede di lavoro più vicina al proprio domicilio e non potrà essere trasferito senza consenso.

In quest’ultimo caso anche il familiare che lo assiste godrà degli stessi diritti, ossia potrà scegliere la sede di lavoro più vicina al proprio domicilio, compatibilmente con le esigenze del datore di lavoro, e non potrà essere trasferito contro la sua volontà.

 

Permessi lavorativi

La L. 104/1992 stabilisce che, ottenuto il riconoscimento dello stato di handicap in situazione di gravità, sia il lavoratore con disabilità sia il familiare che lo assiste possono usufruire di permessi retribuiti con i seguenti limiti:

  • per il lavoratore con disabilità: a scelta 2 ore giornaliere o 3 giorni mensili
  • per il familiare: 3 giorni mensili a condizione che la persona da assistere non sia ricoverata a tempo pieno
  • nel caso di impiego part-time i permessi sono ridotti in proporzione al lavoro prestato. I permessi non utilizzati nel mese di competenza non possono essere fruiti nei mesi successivi

Inoltre, il lavoratore ha diritto ad un permesso retribuito di 3 giorni lavorativi all’anno per decesso o documentata grave infermità del coniuge, di un parente entro il secondo grado o del convivente a condizione che la stabile convivenza con il lavoratore sia adeguatamente documentata.

Per ottenere i diversi tipi di permesso e sufficiente farne richiesta al datore di lavoro e/o all’ente di previdenza cui si versano i contributi.

 

Congedi lavorativi

►Congedo retribuito di 30 giorni all’anno per cure

Con un’invalidità superiore al 50%, il Paziente ha diritto a 30 giorni all’anno (anche non continuativi) di congedo (retribuito dal datore di lavoro) per cure mediche connesse con il proprio stato di invalidità.

I giorni di congedo straordinario per cure si sommano ai giorni di malattia previsti dal Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) applicato alla propria categoria e, pertanto, non vanno computati ai fini del periodo di comporto (arco di tempo variabile in funzione della qualifica e dell’anzianità di servizio, stabilito dal CCNL, durante il quale il datore di lavoro non può licenziare il lavoratore malato).

►Congedo straordinario biennale retribuito

Il lavoratore-genitore, anche adottivo, di un portatore di handicap in situazione di gravità ha diritto a un periodo di congedo straordinario retribuito, continuativo o frazionato, fino a un massimo di 2 anni.

In caso di decesso o di impossibilità di entrambi i genitori, analogo diritto e riconosciuto al fratello o alla sorella conviventi con il portatore di handicap grave.

La Corte Costituzionale, inoltre, ha stabilito che il diritto al congedo straordinario spetta anche al coniuge convivente prioritariamente rispetto agli altri familiari.

►Congedo biennale non retribuito

Il lavoratore dipendente (pubblico o privato) ha diritto a un periodo di congedo non retribuito, continuativo o frazionato, per gravi e documentati motivi familiari fino a un massimo di 2 anni.

Durante tale periodo conserva il posto di lavoro, ma non può svolgere alcuna attività lavorativa.

Per ottenere i diversi tipi di congedo e sufficiente farne richiesta al datore di lavoro e/o all’ente di previdenza cui si versano i contributi.

 

Giorni di assenza per terapie salvavita

Per quanto riguarda specificamente la tutela dei pazienti oncologici, attualmente alcuni CCNL nel settore del pubblico impiego, prevedono che, per patologie gravi che richiedano terapie salvavita come la chemioterapia, i giorni di ricovero ospedaliero o di trattamento in day hospital e i giorni di assenza per sottoporsi alle cure siano esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia normalmente previsti e siano retribuiti interamente.

Ciò non solo prolunga indirettamente il periodo di comporto (periodo durante il quale vige il divieto di licenziamento del lavoratore assente per malattia o infortunio. Sono i contratti collettivi a stabilirne la natura e la durata), evitando in taluni casi il licenziamento, ma garantisce al lavoratore il mantenimento dello stipendio che, altrimenti, dopo un certo periodo di assenza per malattia, sarebbe ridotto o azzerato.

Per usufruire dei giorni di assenza per terapie salvavita è necessario specificare il motivo dell’assenza al datore di lavoro documentandolo con idonea certificazione medica.

 

Lavoro notturno

Il lavoratore che abbia a proprio carico una persona disabile in stato di handicap grave ha diritto a non svolgere un lavoro notturno.

 

Rapporto di lavoro a tempo parziale

Nella riforma del mercato del lavoro (Legge Biagi) è stata introdotta una norma che tutela specificamente i lavoratori malati di cancro nell’ambito dei rapporti di lavoro privato, estesa successivamente anche ai lavoratori del settore pubblico.

L’art. 12 bis del D. lgs. n. 61/2000 riconosce al lavoratore malato di tumore che sia in grado di lavorare, ma che preferisca ridurre l’orario di lavoro senza rinunciare definitivamente all’impiego, il diritto di chiedere e ottenere dal datore di lavoro la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale fino a quando il miglioramento delle condizioni di salute non gli consentirà di riprendere il normale orario di lavoro.

Pertanto, il Paziente lavoratore dipendente a tempo pieno che ha una ridotta capacita lavorativa anche a causa degli effetti invalidanti di terapie salvavita, ottenuto l’accertamento delle proprie condizioni di salute da parte dalla Commissione Medica della ASL, può richiedere la trasformazione del rapporto di lavoro da tempo pieno a tempo parziale, con riduzione proporzionale dello stipendio, conservando il diritto al posto di lavoro e a ritornare a orario e stipendio pieni nel momento in cui si sentirà in condizione di lavorare di nuovo per l’intera giornata.

I commi 2 e 3 del predetto art. 12bis del D. lgs. n. 61/2000 attribuiscono, inoltre, ai familiari del Paziente un titolo preferenziale rispetto agli altri lavoratori nel mutamento dell’orario di lavoro da tempo pieno a tempo parziale per consentire loro di prendersi cura del congiunto.