Storia dell’AMIANTO

 

L’AMIANTO nella Storia:

AMIANTO, dal greco amiantos, significa incorruttibile, per le sue particolari proprietà, riferite da un lato alla resistenza agli agenti corrosivi, dall’altro al suo impiego, sin da tempi antichi, per farne vesti adatte alla cremazione.

 Dall’antichità fino all’epoca moderna, l’amianto è stato usato per scopi “magici” e “rituali”.

 I Persiani e i Romani disponevano di manufatti in amianto per avvolgere i cadaveri da cremare, allo scopo di ottenere ceneri più pure e chiare, infatti, il fuoco lo rendeva bianco e puro, perciò i sudari confezionati con esso facevano in modo da evitare la contaminazione delle ceneri reali.

Questo particolare uso dell’amianto è riportato da Plinio il Vecchio (23-79 d. C.) nella sua Naturalis Historia.

 Un ulteriore impiego, che consisteva nel porre intorno al tronco degli alberi da abbattere un panno di amianto per attutire il rumore degli stessi durante la caduta. Da questi impieghi dell’amianto come tessuto si evince, come già nei tempi antichi era conosciuta la capacità di tesserne le fibre, nonché le sue proprietà di isolante acustico.

 LA LANA DELLA SALAMANDRA

Il sinonimo ASBESTO, dal greco asbestos, significa inestinguibile, per la sua proprietà di resistenza al calore.

In principio questa caratteristica si riferiva alle lampade perpetue dei templi i cui stoppini consistevano verosimilmente in cordini di fibre di amianto.

 Notizie su questi minerali sono poi riportate sporadicamente durante tutto il Medioevo e da alcuni venne anche riconosciuta la sua genesi minerale mentre, nello stesso tempo, da altri la sua origine veniva erroneamente attribuita al regno vegetale od animale.

Con riferimento alla ipotesi di un’origine animale, alcune credenze popolari, vedevano nella salamandra un animale capace di spegnere o sfidare il fuoco senza danno e così alcuni dotti battezzarono l’amianto Lana di Salamandra.

 Marco Polo ne “Il Milione” sfata questa leggenda e racconta che nella provincia cinese di Chingitalas, filando questo minerale si otteneva un tessuto impiegato per confezionare tovaglie. Un mito, quello delle salamandra, che compare, per queste sue declamate capacità di resistere al fuoco, in molti racconti ed anche in una leggenda di Leonardo da Vinci.

 Per avere finalmente chiarezza in questa ridda di ipotesi bisogna attendere il trattato “Sulla Storia, le proprietà e l’applicazione dell’asbesto” scritto da Robert Plott nel 1686.

 I luoghi di provenienza dell’Amianto in epoca storica sembra fossero Cipro, la Grecia e le Alpi Italiane.

 L’AMIANTO NELLA MEDICINA

Risale al ‘600 la ricetta del medico naturalista Boezio che dimostra l’uso dell’amianto nelle medicine dell’epoca:
“…dall’asbesto si fa spesso un unguento miracoloso per il lattime e per le ulcerazioni delle gambe. Si prendono quattro once di asbesto, due once di piombo, due once di ruta e vengono bruciate, quindi ridotte in polvere vengono macerate in un recipiente di vetro con l’aceto ed ogni giorno, per una volta al giorno per un mese l’impasto viene agitato; dopo un mese si deve far bollire per un’ora e lo si lascia riposare finché non diventi chiaro: poi si mescola una dose di codesto aceto bianco con una ugual dose di olio di rosa finché l’unguento sia ben amalgamato: allora si unge tutto il capo del fanciullo per farlo rapidamente guarire: per la scabbia e le vene varicose le parti vengono unte al tramonto finché non sopravvenga la guarigione. Se questo minerale viene sciolto con acqua e zucchero e se ne somministra una piccola dose al mattino tutti i giorni alla donna quando ha perdite bianche, guarisce subito..”.

L’amianto è rimasto presente nei farmaci sino ai recenti anni ’60 per due tipi di preparati: una polvere contro la sudorazione dei piedi ed una pasta dentaria per le otturazioni.

I  GIACIMENTI E L’INDUSTRIALIZZAZIONE

Nel XVII secolo furono scoperti i giacimenti degli Urali, e solo nel 1877 vennero alla luce quelli di Crisotilo presso Thetford e Coloraine nel Quebec ed a questa data si fa risalire la nascita dell’industria della lavorazione di queste fibre, con la progressiva e rapida evoluzione degli usi tecnologici di questo particolare minerale.

Un filone di sviluppo nell’uso di questo materiale è stato quello del cemento-amianto.

 La produzione iniziò nel 1893 in una cartiera austriaca dismessa e da allora l’espansione del prodotto fu incessante ed anche, bisogna riconoscerlo, di fondamentale importanza rispetto ad alcuni risultati ottenuti grazie al suo impiego.

 La prima utilizzazione dell’amianto da parte dell’industria risale agli ultimi decenni dell’800.

Le applicazioni in cui venivano utilizzati gli asbesti erano stimate essere oltre 3000.

 L’incremento nell’estrazione e nell’impiego (e quindi nel suo accumulo progressivo nell’ambiente di vita e di lavoro) è ben illustrato dalla seguente tabella proposta da I.J. Selikoff e che riguarda la situazione degli Stati Uniti d’America.

Il consumo è espresso in tonnellate, la prima cifra si riferisce al consumo nel decennio, la seconda cifra dà il valore cumulativo dei consumi a partire dal primo decennio considerato:

1890-1899 64.500 64.500
1900-1909 265.000 329.500
1910-1919 986.000 1.316.000
1920-1929 1.995.500 3.315.000
1930-1939 1.880.000 5.195.000
1940-1949 4.654.000 9.849.500
1950-1959 7.417.000 17.266.500
1960-1969 7.561.000 24.827.500

 La tendenza alla crescita si è interrotta decisamente soltanto a partire dalla seconda metà degli anni ’70.

 1903 – in seguito ad un incendio che aveva causato 83 morti, la sostituzione nella Metropolitana di Parigi di materiali infiammabili o che producevano scintille, con manufatti contenenti amianto, compresi i freni delle carrozze. Lo stesso avvenne nella metropolitana di Londra.

1912 – un ingegnere italiano costruisce per primo una macchina per la produzione di tubi in cemento-amianto.

1932 – utilizzo dei manufatti di amianto per la coibentazione del translatlantico Queen Mary.

Questi eventi furono molto reclamizzati tanto da indurre una eccessiva confidenza con l’amianto fino a favorirne una massiccia diffusione in:

  • scuole
  • ospedali (ovatte e bende)
  • palestre
  • cinema
  • in tutti i settori industriali (produzione di guarnizioni, prodotti di frizione, cartoni, filtri per sostanze corrosive).

 Un altro settore di elezione per l’uso delle fibre di amianto è stato il settore tessile, dove si è utilizzato il minerale nella produzione di tessuti ignifughi o con proprietà di resistenza all’azione corrosiva degli acidi.

 In Italia i giacimenti principali si trovano associati alle formazioni metamorfiche alpine della Val d’Aosta, del Piemonte (Valle di Lanzo, Val di Susa, Balangero) e della Lombardia (Val Malenco).

 Nel 1938, ad esempio, la produzione di amianto in fibra lunga proveniente da Sondrio era di 174 tonnellate su una produzione nazionale di 220 tonnellate. Altri giacimenti nell’area mediterranea si trovano nell’isola di Cipro, nella Macedonia e in Romania.

 EDILIZIA

In particolare tra le due guerre, l’amianto entra con forza in alcune tipologie edili e quindi anche nelle abitazioni ed in centinaia di manufatti di uso quotidiano, a volte anche per degli usi che oggi definiamo impropri, cioè per funzioni non legate alle proprietà chimico‐fisiche dell’amianto e che potevano essere ugualmente svolte da altre sostanze:

  • giocattoli
  • filtri per il vino o attraverso il talco
  • sbiancare il riso

 sono esempi di tali impieghi.

 Nella seconda metà degli anni ’50, si coibentarono con l’amianto le carrozze ferroviarie, fino ad allora isolate con sughero.

 In Italia, i tipi di amianto più utilizzati sono stati il crisotilo, la crocidolite e l’amosite. Il 75% circa della produzione é stata assorbita dal fibrocemento, mentre il rimanente 25% quasi esclusivamente da materiali di frizione.

Molti dei paesi più evoluti hanno emanato, a iniziare dagli anni ’80, normative rivolte alla dismissione graduale di questo minerale dai cicli produttivi segnando così un forte ridimensionamento della produzione.

 La scoperta delle patologie legate all’amianto non é delle più recenti, soprattutto per l’asbestosi, ma solo dopo la prima indagine epidemiologica sistematica condotta da Doll nel 1955 su tessili inglesi si é iniziato ad ammettere una correlazione tra l’esposizione a fibre di asbesto e l’insorgenza di tumori polmonari.

Nel trentennio successivo, numerosi studi su popolazioni lavorative dei diversi settori amiantiferi hanno confermato il rischio cancerogeno legato alla inalazione di fibre di asbesto ed il nesso causale dell’insorgenza del mesotelioma pleurico.

 F. Carnevale e E.Chellini “Amianto.Miracoli, virtù, vizi”, ed. Tosca, Firenze 1992