TRATTAMENTI

 

Trattamenti

Si possono distinguere essenzialmente due tipi di trattamento:

  • tradizionale → quello maggiormente testato e che ha gia dimostrato una sua efficacia ed e parte della pratica clinica comune
  • nuovi trattamenti → prevedono invece nuovi approcci terapeutici, che sono ancora in fase di studio e sono possibili solo nell’ambito di studi clinici

Il trattamento tradizionale include diverse possibilità, che possono essere utilizzate singolarmente e/o in associazione, a seconda dell’estensione della malattia e delle condizioni generali del paziente.

Il corretto percorso terapeutico viene comunque impostato dal medico oncologo o pneumologo di riferimento, in base alle caratteristiche del paziente (condizioni generali di salute, età, malattie concomitanti, funzionalità respiratoria, pregressi trattamenti) e al grado di estensione della malattia. Questo significa che, a pazienti con caratteristiche simili e con malattie che si differenziano solo per l’estensione, possono essere proposti trattamenti diversi. Allo stesso modo, pazienti con malattie uguali per tipo ed estensione, ma con un diverso stato di salute, possono ricevere terapie differenti.

Il mesotelioma pleurico può essere trattato con la chirurgia, la radioterapia e la chemioterapia, eventualmente in combinazione tra di loro. 

Ruolo della chirurgia

In presenza di una malattia resecabile chirurgicamente (tale indicazione viene data da un chirurgo toracico sulla base dell’estensione della malattia, delle condizioni generali del paziente e degli esami di funzionalità respiratoria) le tecniche chirurgiche utilizzabili sono:

  • la pleurectomia/decorticazione, che prevede la rimozione della massa tumorale e della pleura interessata da malattia.
  • la pneumonectomia extra-pleurica, intervento più esteso, che comporta anche l’asportazione del polmone, oltre che di altre strutture toraciche.

Di norma, ove possibile, in relazione alla diffusione di malattia ed alle condizioni del paziente, si ricorre alla pneumonectomia extra-pleurica. Va tuttavia ricordato che tale intervento e molto invalidante ed e gravato da alte probabilità di mortalità e di complicanze postoperatorie.

Inoltre, con nessuno dei due interventi, la guarigione della malattia viene garantita al 100% dei pazienti e, nonostante un corretto intervento, rimane comunque alto il rischio che la malattia si ripresenti. 

 

Ruolo della radioterapia

 

Di per sé la radioterapia non trova grandi indicazioni nel mesotelioma.

Nei Pazienti che siano stati sottoposti ad una metodica diagnostica invasiva (pleuroscopia, toracoscopia, biopsia transtoracica) può essere effettuato un trattamento radiante “del tramite” per contrastare la diffusione cellulare metastatica parietale causata da tubi di drenaggio o nei punti di inserzione degli strumenti della pleuro/toracoscopia. Inoltre può avere un ruolo per alcuni pazienti in cui la malattia infiltra la parete toracica, le coste e i muscoli intercostali con l’intento di controllare il dolore e comunque per lo più come integrazione di altri approcci terapeutici.

L’estensione del campo di trattamento, nonché il dosaggio delle radiazioni sono a discrezione del medico radioterapista ed in relazione alle condizioni del paziente e ai risultati ottenuti con l’intervento. Anche il paziente non trattabile con chirurgia può beneficiare dal trattamento radiante, se presenta disturbi legati, ad esempio, ad interessamento osseo o cerebrale di malattia. In questi casi la radioterapia può servire per ridurre i sintomi riferiti.

Esistono poi nuove tecniche radioterapiche, che non fanno pero parte della pratica clinica, ma sono per lo più ancora oggetto di studio.

Ruolo della chemioterapia

Può essere somministrata in associazione o meno alla radioterapia, prima dell’intervento chirurgico con l’intento di renderlo più “agevole”, o dopo, con lo scopo di consolidarne i risultati. Rappresenta invece il trattamento d’elezione per il paziente non operabile o con malattia estesa. In tale situazione, ove possibile, è preferibile utilizzare un’associazione di due farmaci ma, ancora una volta, la scelta terapeutica e a discrezione del medico oncologo, che terrà conto delle condizioni del paziente, dell’età, della funzione renale ed epatica e delle patologie associate.

I farmaci più comunemente utilizzati sono il cisplatino ed il pemetrexed: questi due chemioterapici sono quelli che, nel corso degli anni, hanno dimostrato la maggiore efficacia nel trattamento di questo tipo di malattia. Sono previste in genere quattro o sei somministrazioni endovenose di tali farmaci, ripetute ogni tre settimane ed intervallate da periodiche rivalutazioni radiologiche, che consentono di verificare la risposta.                   

Il pemetrexed richiede una premedicazione vitaminica e steroidea durante tutto il periodo della terapia. Il pemetrexed può essere somministrato anche da solo. In alcuni casi al termine dei cicli previsti, a discrezione dell’oncologo, può essere proposta la prosecuzione della terapia con il pemetrexed da solo per consolidare il risultato ottenuto (terapia di mantenimento).
Qualora non vi fosse una risposta (ossia un arresto dell’avanzamento della malattia o una sua regressione) ai suddetti chemioterapici o quando la malattia dovesse ripresentarsi, non esistono al momento farmaci che abbiano dimostrato dati di efficacia cosi consistenti da consentire la registrazione da parte delle agenzie regolatorie. Questo significa che non esiste uno “standard terapeutico” in seconda linea per il mesotelioma, sebbene l’esperienza comune, unitamente ad alcuni dati di letteratura, portino all’utilizzo di alcuni farmaci come la vinorelbina o la gemcitabina.

Le nuove terapie

Negli ultimi anni si è assistito all’ingresso in oncologia delle “nuove terapie” quelle biologiche e quelle a “bersaglio molecolare”. Le terapie biologiche si basano sulla somministrazione di sostanze che stimolano o ripristinano il sistema immunitario dell’organismo stesso a difendersi dalla malattia (immunoterapia). Le terapie a bersaglio molecolare sono basate sull’uso di farmaci che sono stati “disegnati” con lo scopo di colpire specifici bersagli cellulari, critici per lo sviluppo e la sopravvivenza della cellula tumorale (ad esempio i farmaci antiangiogenetici). Lo sviluppo di questi nuovi farmaci è stato possibile grazie ad una più approfondita conoscenza dei meccanismi molecolari che conferiscono alle cellule tumorali un vantaggio rispetto alle cellule normali. Purtroppo ad oggi non esistono nuove terapie che abbiano dimostrato efficacia nel trattamento sistemico del mesotelioma, ma sono in corso diversi studi biologici finalizzati a conoscere la biologia del tumore per individuare possibili bersagli molecolari.
Il mesotelioma pleurico rimane ancora una patologia difficile da trattare e oltre alle “nuove terapie” sono in corso di studio anche trattamenti che utilizzano nuove tecnologie, come ad esempio trattamenti radioterapici particolari, o nuovi agenti chemioterapici. E’ pertanto importante chiedere al proprio oncologo se nel centro in cui si e seguiti vi siano studi clinici cui poter partecipare e quali siano i vantaggi e gli svantaggi ad essi correlati.

Le cure palliative

Secondo la definizione della Organizzazione Mondiale della Sanità, le Cure palliative si occupano dei pazienti colpiti da una malattia che non risponde più a trattamenti specifici e sono finalizzate al controllo del dolore e degli altri sintomi legati alla presenza della malattia e alla gestione degli aspetti psicologici, sociali e spirituali. Il termine palliativo deriva da pallium, mantello di lana greco portato anche a Roma che si poggiava su una spalla e si drappeggiava intorno al corpo, sopra la tunica.Le cure palliative si pongono come obiettivo il raggiungimento della miglior qualità di vita possibile per i pazienti e le loro famiglie. Nei Pazienti affetti da mesotelioma alcuni interventi palliativi vengono applicati sin dalla diagnosi. in aggiunta al trattamento oncologico. Sin dalla diagnosi dovrebbero essere coinvolti nella gestione dei Pazienti gli specialisti delle cure palliative, per il controllo del dolore e dei sintomi legati alla malattia. Un esempio di intervento palliativo è il talcaggio che viene effettuato alla diagnosi in presenza di versamento pleurico recidivante e che serve a controllare un sintomo legato alla malattia, ma non la malattia stessa.

 

Studi clinici