Chemioterapia di Prima Linea

 

CHEMIOTERAPIA DI PRIMA LINEA

 IL PEMETREXED (ALIMTA)

 Il pemetrexed è il principio attivo di Alimta. E’ una polvere da ricostituire in soluzione per infusione endovenosa che deve essere somministrato solamente sotto la supervisione di un medico qualificato per l’uso della chemioterapia.

Pemetrexed

 Il pemetrexed è un medicinale citotossico (un medicinale che uccide le cellule in attiva divisione, come le cellule tumorali) appartenente al gruppo degli antimetaboliti. La maggior parte degli antimetaboliti, usati per il trattamento di tumori, interferiscono con i processi di produzione degli acidi nucleici, di RNA e di DNA. Se non si può produrre nuovo DNA, le cellule non possono dividersi.

Nell’organismo, pemetrexed viene convertito in una forma attiva che blocca l’attività degli enzimi coinvolti nella produzione di “nucleotidi” (elementi costitutivi di DNA e RNA, il materiale genetico delle cellule). Di conseguenza, la forma attiva di pemetrexed rallenta la formazione del DNA e RNA e previene la divisione delle cellule. La conversione di pemetrexed nella sua forma attiva avviene più rapidamente nelle cellule tumorali rispetto a quelle normali; per tale motivo, nelle cellule tumorali si hanno concentrazioni maggiori della forma attiva del farmaco e un’azione più prolungata. Di conseguenza, la proliferazione delle cellule tumorali viene ridotta, mentre le cellule normali vengono colpite solo in minima parte.

Per ridurre gli effetti indesiderati, i pazienti devono assumere un corticosteroide (un tipo di medicinale che riduce l’infiammazione) e acido folico (un tipo di vitamina) e ricevere iniezioni di vitamina B12 durante il trattamento. Quando il pemetrexed viene somministrato in associazione con cisplatino o carboplatino, viene somministrato anche un farmaco “antiemetico” (per prevenire il vomito) e viene effettuata una idratazione per via endovenosa prima e dopo la somministrazione della chemioterapia.

Il trattamento deve essere rinviato o sospeso, oppure la dose deve essere ridotta, se i pazienti presentano delle alterazioni dell’emocromo o riferiscono la comparsa di altre tossicità legate al farmaco. Le tossicità più comuni che questo farmaco provoca sono a carico del tratto gastroenterico e si possono manifestare con bruciore in bocca (stomatite o mucosite), dolore addominale e diarrea.

I DERIVATI DEL PLATINO: CISPLATINO E CARBOPLATINO

Curiosità cisplatino

 

CISPLATINO

Cisplatino

Il cisplatino si presenta come liquido chiaro. Si somministra per infusione endovenosa.

Il cisplatino entra nelle cellule per diffusione dove viene poi convertito nella sua forma attiva. Il meccanismo d’azione principale del cisplatino prevede il suo legame stabile al DNA con conseguente rottura della molecola dell’acido nucleico.Infatti, sebbene il cisplatino sia in grado di interagire con molti tipi di proteine vitali per la replicazione del DNA e la divisione cellulare, il bersaglio principale rimane il DNA. Il cisplatino è quindi in grado di interferire con il ciclo cellulare.

Il trattamento con il cisplatino può comportare la comparsa di differenti tossicità come:

Collaterali Cisplatino

Indicazioni importanti: la nausea ed il vomito sopraggiungono, normalmente, circa un’ora dopo la somministrazione e possono durare per diverse ore. Durante il periodo di somministrazione del farmaco, è consigliabile assumere regolarmente medicinali anti nausea.
Durante e dopo la terapia, è importante bere molti liquidi per mantenere abbondante l’urina.
Informare il medico se si notano cambiamenti dell’udito.

Quando si teme che queste tossicità possano limitare il trattamento nei pazienti affetti da mesotelioma pleurico è possibile utilizzare al posto del cisplatino il carboplatino analogo del cisplatino.

 

CARBOPLATINO

Carboplatino

Il carboplatino si presenta come liquido chiaro che si somministra per infusione endovenosa.

Il carboplatino inibisce il disavvolgimento del DNA, che renderebbe facile la separazione dei due filamenti.

Nel corso della replicazione del DNA, la doppia elica si divide in due; le basi azotate di ciascuna metà consentono l’accoppiamento con la base corrispettiva, formando così il filamento mancante, pertanto è molto importante evitare che il DNA si dissavvolga per fare in modo che la cellula tumorale non venga replicata.

  Il carboplatino ha una incidenza più bassa di:

  • neurotossicità (intorpidimento o formicolio a mani e piedi)
  • nefrotossicità (alterazione della funzione renale)
  • nausea e vomito

rispetto al cisplatino e non richiede l’idratazione prolungata.

Talvolta può comportare però una maggiore incidenza di tossicità ematologica, che si manifesta con la riduzione dei globuli bianchi (leucopenia) ma soprattutto dell’emoglobina (anemia) e delle piastrine (piastrinopenia).